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mercoledì 12 novembre 2014

Pillole di Storia - Il massacro di My Lai




   E' in un certo senso affascinante quanto si sappia degli eccidi commessi da nazisti e fascisti durante la Seconda Guerra Mondiale, ma quanto invece si sia all'oscuro dei crimini di guerra che i soldati statunitensi (quelli che nell'immaginario collettivo ancora vengono identificati come "eroi" e "guerrieri per la pace" per il loro contributo nel suddetto conflitto) hanno commesso in altri. Uno di questi crimini è il massacro di My Lai avvenuto il 16 marzo del 1968 durante la Guerra del Vietnam, in cui alcuni soldati statunitensi si comportarono esattamente nella stessa maniera del nemico nazista contro cui soltanto vent'anni prima molti loro connazionali erano scesi in battaglia, sacrificando la vita.



I FATTI




Una casa bruciata con dei corpi carbonizzati all'esterno.



L'Intelligence degli Stati Uniti considerava il villaggio di Son My, nella provincia di Quang Ngai, come un luogo in cui si sospettava alcuni combattenti del 48esimo Battaglione del Fronte di Liberazione Nazionale, facente parte del Viet Cong, avessero trovato rifugio dopo l'Offensiva del Tet. Alcuni dei distretti del villaggio erano considerati sostenitori di questo battaglione.
La Compagnia Charlie del Primo Battaglione, Ventesimo Reggimento di Fanteria, Undicesima Brigata, Ventitreesima Divisione, era arrivata nel Vietnam meridionale nel dicembre del 1967 e aveva subito la perdita di ventotto uomini nella metà di marzo del 1968. Ciò che accade nel My Lai e negli altri distretti di Son My può dunque essere considerata una degenerazione causata dal rancore per i compagni d'arme uccisi, di cui fecero però le spese persone innocenti.
Nel gennaio del 1968 era stata istituita un'unita delle dimensioni di un battaglione, chiamata Task Force Barker, appartenente all'Undicesima Brigata e comprendente anche la Compagnia Charlie (o Compagnia C), guidata dal Luogotenente Frank Barker. La Task Force era stata creata per occuparsi proprio del 48esimo Battaglione del Viet Cong, che si riteneva fosse a Son My. La zona, chiamata "Pinkville" dai membri della TF Barker, era stata già attaccata nel febbraio del '68 ottenendo un limitato successo con la distruzione di rifornimenti e fortificazioni del nemico a prezzo di alcune perdite.



Una foto di alcune vittime del massacro, scattata da un
fotografo dell'Esercito Americano.



Presa dunque la decisione di chiudere una volta per tutte la partita con il 48esimo Battaglione del Viet Cong, era stato dato alla TF Barker l'ordine di muovere su Son My e sterminare i guerriglieri che si riteneva fossero in alcuni dei suoi distretti. Alla Compagnia C il compito di muovere all'interno del villaggio e ingaggiare il nemico, mentre le altre squadre avrebbero fornito supporto.
Il 16 marzo del 1968, trasportati nelle vicinanze dell'obiettivo dagli elicotteri, la Compagnia C guidata dal Capitano Ernest Medina e le altre componenti della TF Barker procedettero verso Son My senza incontrare la strenua resistenza che era stata loro auspicata nelle fasi preparatorie. Il Primo Plotone e il Secondo Plotone della Compagnia C, guidati rispettivamente dai Luogotenenti William Calley e Stephen Brooks, giunsero nei nei distretti designati ma non vi trovarono traccia dei guerriglieri Viet Cong. Gli unici presenti erano civili disarmati che si stavano preparando per un giorno di mercato, ed è qui che comincia il macabro spettacolo. I soldati della Compagnia C si diedero al massacro indiscriminato dei civili presenti, facendo saltare in aria case con della gente all'interno, sparando a chiunque tenti la fuga, uccidendo sia donne che bambini. Alcune donne furono stuprate e mutilate prima di essere uccise. Quei soldati che non parteciparono all'eccidio non protestarono nemmeno apertamente contro di esso. Le abitazioni del villaggio furono poi date alle fiamme.




CONSEGUENZE



I rapporti ufficiali riguardo a quel 16 marzo riportavano sempre l'uccisione di un gran numero di guerriglieri del Viet Cong, indicando talvolta anche piccole perdite di civili nel corso di un fantomatico conflitto a fuoco. Il tentativo da parte delle autorità militari statunitensi di insabbiare il crimine di guerra commesso dai suoi soldati, ignorando lettere di soldati che incitavano chi di dovere a indagare più a fondo su ciò che era accaduto a My Lai, indicando persino testimoni oculari. Il loro deprecabile piano sarebbe andato a buon fine, se non fosse stato per un giornalista investigativo indipendente, Seymour hersh, che dopo lunghe interviste con il Capitano Calley rese pubblica, il 12 novembre del 1969, la storia del massacro di My Lai.
Indagini furono aperte, e in seguito ventisei soldati furono portati davanti alla Corte Marziale per rispondere dei loro crimini. Il Luogotenente William Calley, che per tutta la durata del processo affermò di aver eseguito ordini impartitogli dal suo superiore, il Capitano Ernest Medina, fu il solo ad essere giudicato colpevole per i fatti di My Lai e condannato all'ergastolo. Medina negò invece di aver mai dato gli ordini che portarono al massacro (contrariamente a quanto sostenuto da molti soldati della Compagnia C) e venne assolto dalle accuse.
Molti si sollevarono contro la condanna a Calley, e due giorni dopo, quest'ultimo ricevette dal Presidente  Richard Nixon la riduzione della pena a vent'anni da scontarsi agli arresti domiciliari. Tre anni e mezzo dopo, Calley tornò un uomo libero.